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mercoledì 18 luglio 2012

Conservare i libri antichi e i libri rari


 Conservare i libri antichi e i libri rari.

COSA FARE
- utilizzare segnalibri e non piegare gli angoli delle pagine dei vostri libri antichi per tenere il segno
- sottolineare con matita e non con biro o evidenziatore le parole dei vostri libri rari
- estrarre i libri antichi dagli scaffali prendendoli a metà del dorso
- per la pulizia dei libri rari utilizzate solo pennelli o gomme molto morbide
- arieggiare i libri antichi almeno una volta ogni due mesi
- la temperatura ideale è di 15 °C
- non pressate i libri antichi fra loro, lasciare un filo di spazio tra i libri sugli scaffali

... e soprattutto sfogliarli e leggerli, anche
i libri antichi e i libri rari e certamente anche i libri vecchi !


I libri antichi sono un contenitore di storie, curiosità, esperienze, avventure. Ma pochi si soffermano a considerarli come un insieme di attività intellettuali, tecniche, artigianali e artistiche di immenso valore.
Basti pensare che il contenuto dei libri antichi può essere praticamente riprodotto all'infinito, ma ciò non accade per i suoi elementi costitutivi che sono fondamentali per capire il contesto culturale e sociale in cui il libro ha avuto origine e diffusione. Tali elementi sono: la carta, la legatura, la copertina.
L’importanza della corretta conservazione dei libri antichi non deve essere sottovalutata.
I materiali di cui sono costituiti sono di natura organica (prodotti animali o vegetali) e quindi molto deperibili col trascorrere degli anni.
Tanti sono i nemici dei nostri libri antichi. Anche nelle nostre moderne abitazioni la loro azione può essere molto pericolosa.
Tarli, termiti, topi possono distruggere un libro scavando buchi enormi, o operando come delle fini ricamatrici, mentre muffe e polvere rendono fragile la carta e creano un ambiente a loro favorevole.
Se veramente amiamo i nostri libri rari e vogliamo difenderli da questi nemici, dobbiamo seguire alcune regole semplici ma precise.
Come per la salute della nostra persona, anche per quella dei libri antichi, è necessaria, prima della cura, la prevenzione.
Occorre tenere presente che i libri antichi hanno bisogno di respirare, quindi aria, luce ma non il sole diretto, ambiente asciutto ma non secco (sia l’atmosfera umida, sia quella eccessivamente secca favoriscono la friabilità della carta e la diffusione delle muffe).
Un bel pennello morbido sarà un attrezzo utilissimo per spolverare i libri antichi e gli scaffali almeno una volta all’anno, preferibilmente in primavera. Bene sarebbe lasciare per qualche ora i libri antichi aperti, all’aria. Tutto questo in un locale pulito e senza polvere.
Se un utilizzo un po’ “eccessivo” del libro ha determinato orecchie agli angoli, rottura della copertina o strappi nelle pagine ci si deve dimenticare assolutamente che esistono lo scotch e il vinavil: sono due nemici da combattere.
Queste le semplici azioni per una utile prevenzione e conservazione.
Piuttosto, se i vostri libri rari sono particolarmente importante sia dal punto di vista economico, sia da quello affettivo e culturale, è consigliabile affidarli a mani esperte: la spesa sarà ampiamente compensata dalla riaquistata integrità del nostro tesoro.

IL RESTAURO
Il restauro dei libri antichi nasce certamente con la necessità di fare sopravvivere il grande valore del contenuto dei primi manoscritti. Erano interventi empirici e non molto frequenti, data la notevole durata e la robustezza delle pergamene.
Occorre anche ricordare che spesso si preferiva creare una intera nuova copia, piuttosto che restaurare libri antichi molto rovinati.
E' nel Rinascimento, con la riscoperta filologica degli antichi testi e in seguito alla invenzione della stampa che il restauro riceve un notevole impulso e diventa scientifico.
Nel Settecento il restauro dei libri antichi ha un ulteriore sviluppo: la chimica (moltissimi i ricettari segreti di questo periodo) ridefinisce nuove tecniche di intervento. Lo smacchiamento della carta e il ravvivamento degli inchiostri, ad esempio, sono tipici di questo periodo.
Ma per considerare il restauro dei libri antichi soltanto conservativo, occorre arrivare fino ai giorni nostri.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si forma infatti una nuova consapevolezza circa le metodologie di intervento.
Non più riscrittura di parti di testo perdute o rilegatura con nuove copertine.
I libri antichi non sono più visti quindi solo come supporto di un messaggio scritto ma anche come manufatto, prodotto di una cultura artigianale che è presente in più elementi: legatura, filigrana, tecniche di incisione, caratteri di stampa, fabbricazione della carta, fascicolazione, strumenti utilizzati.
Il restauro dei libri antichi assume così una importanza notevole per la salvaguardia e la conservazione "della nostra memoria" e del nostro patrimonio artistico.


COSA deve FARE un Bibliofilo ma anche un curioso per conservare i propri libri rari
- utilizzare segnalibri
- sottolineare con matita
- estrarre i libri antichi dagli scaffali prendendoli a metà del dorso
- per la pulizia utilizzare solo pennelli o gomme molto morbide
- lasciare un filo di spazio tra i libri antichi, sugli scaffali
- arieggiare la biblioteca o la stanza dove conserviamo i libri rari
- ... e soprattutto sfogliarli e leggerli, anche i libri antichi !


COSA NON FARE
- chiudere i libri antichi in librerie a vetri oppure comprimerli l’uno contro l’altro
- esporre i libri antichi alla luce solare diretta o a fonti di calore quali: lampade alogene, termosifoni, caminetti...
- estrarre i libri antichi dagli scaffali prendendoli dall’alto del dorso
- forzare i libri antichi nell’apertura dei libri rari
- piegare gli angoli delle pagine per tenere il segno del libro antico
- sottolineare con biro o evidenziatore
- bagnare le dita per girare pagina
- utilizzare scotch o vinavil per riparare strappi o mancanze dei libri vecchi
- utilizzare gomma-pane per pulire le pagine del vostro libro vecchio


IN SINTESI
L’ambiente di una normale abitazione è sufficiente a conservare i libri antichi.
Da evitare le eccessive temperature e l’umidità, per cui
scegliere un locale idoneo.
Meglio librerie aperte piuttosto che chiuse. Senza sofismi tecnologici.
La cura migliore per i libri è ... aprirli e consultarli almeno
una volta ogni 3 mesi.



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legatura dei libri antichi



La legatura è nata per la necessità di conservare i libri antichi nelle migliori condizioni senza i danni derivanti dall'uso.

La legatura dei libri antichi e dei libri rari col tempo si è trasformata in arte vera e propria, dando al libro una veste sempre più elegante e a volte addirittura preziosa.
La prima forma di legatura è considerata la cordicella che teneva riunite le primitive tavolette di legno o di avorio.
Ma di legatura vera e propria si cominciò a parlare quando il libro assunse la forma di codice, cioè un insieme di fogli cuciti e ricoperti da una copertina esterna.
Antecedenti alle legature vi erano le cosidette "capsae o scrinia", rotoli di papiro conservati in custodie di creta o di legno.

Restano pochissime testimonianze circa le legature risalenti ai sec.VIII-IX d.c.
Erano costituite da due assicelle lignee, unite tra loro da strisce in pelle e spesso ricoperte esse stesse con pelle non attaccata al legno ma ripiegata su di esse, il più antico esempio risale all’VIII sec. ed è conservato nella biblioteca di Fulda (nord/est di Frankfurt am Main, D).
Il cuoio umido, per essere decorato veniva impresso con strumenti sottili, punzoni, o con placche metalliche, che a pressione lasciavano l’impronta del disegno preparato precedentemente. Parti di rinforzo agli spigoli e borchie rinforzavano la legatura, così come spesso fermagli li tenevano chiusi, onde evitare che la polvere entrasse tra i fogli.

I legatori romani usarono materiali preziosi, argento, oro, avorio scolpito.
"Glutinatores" erano coloro che incollavano e cucivano i fogli.
"Malleatores" quelli addetti alla battitura dei tomi mediante un martello per renderli più compatti.
"Paenularii" quelli che applicavano la copertina al volume.
Si trattava cioè di specialisti, addetti alle varie operazioni; conosciuti meglio nei monasteri come i "ligatori librorum".

I legatori diedero vita sempre più a vere e proprie opere d'arte ove apponevano addirittura la propria firma, e sviluppando così l'arte legatoria fino a raggiungere punte notevoli in termini di prezioisità ed eleganza.

Nel sec. XV la pelle veniva attaccata saldamente alle assicelle lignee e incominciavano le decorazioni mediante impressione a secco.
Questo tipo di legatura venne chiamata "gotica" o "monastica". Le assicelle lignee venivano ricoperte non solo in pelle, ma anche in stoffe pregiate, come seta , velluto, damasco e anche in pergamena, con borchie, fermagli e cantonali in metallo a volte prezioso, come oro e argento sbalzato e filigranato.
In queste legature il titolo veniva scritto per lungo, sul taglio del libro, perchè i libri antichi venivano conservati coricati, anzichè dritti.

Verso la fine del sec. XV a Firenze si usarono le prime applicazioni di dorarura, che si svilupparono sopratutto nel secolo successivo, in particolare a Venezia, i cui legatori si ispirarono alle legature persiane, importate dai mercanti nei loro viaggi, introducendo l'uso del "Marocchino", ovvero pelle di capra sottoposta a particolare trattamento.
I legatori veneziani, incominciarono ad usare al posto delle assi lignee, dei piatti di cartone, ottenuti pressando numerosi fogli di carta, anche per ridurre il peso del volume.
In molti casi si usavano scarti di libri antichi precedenti per fare legature nuove.

La maggior parte delle legature era eseguita nei conventi, dove gli amanuensi copisti trascrivevano i fogli dei libri antichi, successivamente l’arte del legatore si trasferì anche nel mondo laico affiancandosi agli stampatori e presso le università, in particolar modo dopo il 1480, quando i libri antichi si moltiplicarono divenendo d’uso corrente.
Spesso i fogli dei libri antichi erano spediti agli acquirenti che li facevano legare in proprio, ecco la ragione delle differenti legature fra libri rari di stessa tiratura.

La tecnica decorativa si specializzò con l’uso delle placche metalliche, che in una sola pressione creava decorazioni sul piatto, anche permettendo la riproduzione di scene figurate a temi vari, dalla mitologia alla religione, alle scene di genere.
Per sopperire alle richieste crescenti di libri antichi d’uso, resistenti, ma anche più economici, si passò a legature in pelle con decorazioni a rullo, piccolo cilindro metallico che permetteva di ripetere in continuità il motivo che portava inciso.

La legatura in marocchino, un tipo di pelle raffinata e lussuosa come abbiamo detto, caratterizzò le richieste delle famiglie principesche e dei signori; il nuovo materiale era proveniente dal mondo arabo ed in particolare da Cordoba attraverso le Baleari verso Napoli, o da Costantinopoli.

In Italia le opere migliori provenivano dall’officina di Aldo Manuzio a Venezia, la cui influenza presto si diffuse in tutto il settentrione, soprattutto per libri antichi di piccole dimensioni, oggi detti tascabili.

I re di Francia erano affascinati dalle legature italiane e le commissioni che fecero portarono l’arte della legatoria alla diffusione europea; presto si aprirono botteghe in grado di competere se non superare la maestria italiana.
Al proposito si conosce il nome di Tommaso Maioli (c.1572) che francesizzato divenne Mahieu; altro nome importante fu Jean Grolier (1479-1565) le cui legature furono diffuse in tutta Europa, oppure quelle dette del "vaso rotto" di Geoffry Tory, altri furono i Monnier, i Padeloup, i Dérome o il famoso Bartolomé Alcazar.

Un’altra tecnica era quella "Gascon" consistente in piccoli pezzi di pelle intagliati, simmetrici, ricoperti di marocchino di colori diversi, uniti da intrecci a nastro, lo specialista fu Florimond Radier; derivazioni diedero nome ai motivi a ventaglio o a merletto, così come le decorazioni centrali che si spostarono verso la cornice esterna.
Un tipo di decoro a ventaglio, molto rilevante, fu diffuso nel Veneto e ne è testimone il libro Ristretto della Valsugana di Gerolamo Bertondelli stampato a Padova nel 1665, conservato a Vienna nella Biblioteca Nazionale Austriaca.

Verso la metà del 17OO la legatura comincia a perdere le sue caratteristiche di oggetto d'arte e passa a forme più industrializzate.
In pratica la legatura non doveva essere un pezzo a se, ma doveva essere prodotta in serie, pur conservando la sua eleganza e la sua funzione primaria della difesa del libro.
I piatti divennero meno ricchi e si usarono per lo più semplici filetti o leggere decorazioni, con disegni al centro del piatto, solitamente stemmi.

Tra il 1600 e il 1700 le legature andarono semplificandosi per il pubblico medio, anche se rimanevano pregiate per un pubblico d’elite; la Rivoluzione Francese, le scoperte archeologiche influirono con i loro motivi a fare nuove decorazioni, finchè l’uso della macchina e la produzione industriale indusse a opere fredde ed impersonali, in parte mitigate nell’ottocento dallo stile a "cattedrale" e rifiorite con Morris e Crane nelle legature Liberty, nell’epoca moderna il books di consumo segna il tramonto delle legature in pelle o cuoio, ormai riservate solamente a preziosi libri d’arte e da collezione.

La legatura non ebbe quindi trasformazioni col passaggio dal libro manoscritto al libro a stampa, in quanto gli artigiani che già legavano i manoscritti si occuparono dei libri a stampa con le stesse tecniche.
Si continuò così a riscoprire il dorso e i piatti del libro, di legno o di cartone, con stoffe preziose o con pelle di vitello, stampate con piccoli ferri e con ornamentazioni diverse.
La comparsa della stampa provocò solamente la necessità di moltiplicare le legature, che per la maggior parte dovevano essere d'uso corrente.
Il libro cessa di essere un oggetto privilegiato o quasi esclusivamente monastico.

Inizialmente, i libri a stampa non venivano legati tutti appena editi, bensì venivano spediti ai vari librai a fogli sciolti, tranne pochissimi esemplari, per essere legati in un secondo momento, quando venivano venduti.
La legatura era perciò commissionata dal cliente, secondo i suoi gusti personali, col proprio nome e spesso col proprio stemma.

Man mano che aumenta la produzione di libri, la legatura perde in bellezza e anche in solidità fino a giungere ai libri non rilegati "in brossura" che sono i più numerosi (libri di scuola, libri tecnici e tutti i libri di uso corrente.
Le legature editoriali industriali moderne sono adatte a una pura e semplice conservazione del libro, ma non costituiscono più oggetti d'arte raffinati e preziosi.
Esistono ancora legature artistiche, ma usate solo per opere di eccezionale prestigio e comunque non eseguite a livello d'oggetto d'arte, ma solo a livello di ottime tecniche non più comunque artigianali.



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formato dei libri antichi e dei libri rari



Come determinare il formato dei libri antichi e dei libri rari.

 A volte non è cosa semplice, nemmeno per noi bibliofili.


Non è raro il caso di valenti librai o dotti esperti di bibliofilia che hanno commesso errori tali da dare luogo a contestazioni sulla reale esistenza o meno di un libro usato in un certo formato.

Due sono i metodi adottati.
Formato Antico (solo per i libri antichi del 1500 e del 1600) determinato dal numero di volte in cui è piegato il foglio di stampa.
Formato Moderno per i libri antichi in base alla dimensione in centimetri dell’altezza del libro.


Formato Antico Pieghe Fogli Pagine
In folio 1 piega 2 fogli 4 pagine
In 4° 2 pieghe 4 fogli 8 pagine
In 8° 4 pieghe 8 fogli 16 pagine
In 16° 8 pieghe 16 fogli 32 pagine

Il più piccolo formato conosciuto, nei libri antichi, è il 128°. Opera nota in questo formato è una Divina Commedia chiamata Dantino stampata a Padova nel 1878 dai fratelli Salmin. Definito il più piccolo libro antico del mondo non tanto per le dimensioni delle pagine quanto per il carattere di stampa. Una pagina è di mm. 56x34. Con lo stesso carattere i Salmin stamparono nel 1897 il libro antico - Lettera di Galileo a Madama Cristina di Lorena - di mm. 15x9.
Riguardo questo carattere di stampa inseriamo questa nota
estratta dal giornale "La Mañana" del sabato 29 maggio di 1965 di Montevideo , Uruguay.

" ... questo libro antico, questo gioiello blibliografico, questo vero capolavoro , è rimasto unico nella lunga storia dell'imprenta, iniziata a Maguncia quattro secoli prima. Infatti, per che quelli caratteri microscopici creati esclusivamente per una edizione del sacro Poema "a gloria di Dante", non petessero mai più essere usati, e così straordinaria prodezza restasse inigualata nel mondo, quello stesso giorno del 9 de giugno de 1878 - come solennemente si dichiara nella pagina 500 ed ultima del libro antico - , furono distrutti. Le matrici furono regalate per il "grabador" Antonio Farina al Museo Nazionale di Torino , con la proibizione assoluta di adoperarli nel futuro . "
E così sta scritto nel'ultima pagina del Dantino.
Questi caratteri
fusi nel MDCCCL per comissione
di GIACOMO GNOCCHI di Milano
ora si distruggono
da poi che
per il figlio GIOVANNI editore
nella titpografia patavina alla Minerva
dei fratelli SALMIN
diretta da GAETANO GIANUZZI proto
furono adoperati
compositore GIUSEPPE GECHE
impressore LUIGI BALDAN
su mille esemplari di questa edizione
che
giusta la fiorentina diamante MDCCCLXIX
curante LUIGI BUSATO
oggi si compie
IX Giugno MDCCCLXXVIII
a gloria di DANTE



(Ricordiamo che 2 pagine, cioè 2 facciate, formano 1 foglio).
Siccome i fogli di stampa avevano dimensioni diverse a secondo della Cartiera che li produceva, le relative dimensioni dei libri antichi non erano affatto standard.

Formato Moderno Misura in cm
Atlante o In Piano oltre 50 poco usato
In folio oltre 38
In 4° 28 - 38
In 8° 20 - 28
In 12° 20 - 24 poco usato
In 16° 15 - 20
In 18° 15 - 17 poco usato
In 24° 10 - 15
In 28° 10 - 12,5 poco usato
In 32° inferiore a 10


L’affascinante mondo dei libri rari in miniatura
di De Vito Carmine

Che dire dunque del libro antico più piccolo? I libri rari in miniatura sono affascinanti! Ne sono stati stampati milioni e in almeno venti lingue. Se non avete mai esplorato il loro mondo, fatelo brevemente adesso.
Cosa si intende per libro raro in miniatura? Un libro antico che non superi i 76 millimetri né in altezza né in larghezza. Queste misure includono la legatura, anche se alcuni collezionisti meticolosi preferiscono tener conto solo delle pagine del libro.
Perché sono stati stampati questi libri antichi in miniatura? Contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, quasi tutti i libri rari in miniatura sono abbastanza leggibili. Almanacchi, classici, romanzi, drammi, dizionari e scritti sacri in miniatura si possono dunque portare con sé e consultare con poco sforzo. Anche se anni fa questa poteva essere la ragione fondamentale per possedere questi minuscoli libri rari, il collezionista odierno si interessa maggiormente di un altro aspetto dei libri antichi in miniatura: l’abilità di chi li ha stampati e legati. I tipografi dovettero superare non pochi problemi tecnici per progettare e produrre caratteri che fossero leggibili, con o senza lente di ingrandimento. Il loro lavoro ha spesso prodotto libri rari di grande bellezza. Anche fabbricanti di carta e inchiostro dimostrarono la loro perizia per assicurare la massima chiarezza della pagina stampata. Una volta stampato, il libro antico viene rilegato e la rilegatura dei libri antichi in miniatura può essere squisita. L’abilità degli artigiani è evidente nella produzione di minuscole copertine di pelle lavorata, filigrana d’oro o d’argento, tartaruga o smalto decorato. Altre copertine sono di seta o di velluto, oppure ricamate o persino ornate di perle e lustrini, e alcuni libri rari sono contenuti in cofanetti per protezione.
Gli incisori che illustrarono i testi crearono figure incredibilmente particolareggiate, spesso su meno di sei centimetri quadrati di carta!
La Bibliothèque Portative du Voyageur, pubblicata a Parigi, è una biblioteca in miniatura che si pensa Napoleone Bonaparte portasse con sé durante le campagne militari.
Il più piccolo dei libri rari? Nel corso dei secoli molti hanno affermato di aver prodotto il più piccolo libro antico stampato. La prima rivendicazione valida fu avanzata nel 1674 quando il libro raro Bloem-Hofje di C. van Lange fu stampato a caratteri minuscoli. Un’opera sui libri rari in miniatura lo descrive dicendo che era “grande come un’unghia”, e che ha detenuto il primato per oltre 200 anni. Una famosa edizione della Divina Commedia di Dante fu stampata con il carattere di corpo 2, ritenuto il più piccolo mai usato, appena leggibile a occhio nudo. Tale libro raro venne prodotto a Padova nel 1878. Ci volle un mese per stampare 30 pagine, e fu necessario usare caratteri nuovi per ogni nuova forma. Ciò nonostante se ne stamparono 1.000 copie. Si continuarono a pubblicare libri rari sempre più piccoli. Nel 1978 la novella per bambini Three Blind Mice pubblicata dalla Gleniffer Press di Paisley, in Scozia, diventò il “più piccolo libro del mondo”. Questa edizione a tiratura limitata fu superata nel 1985 dalla stessa casa editrice che produsse 85 copie di un’altra novella per bambini: Old King Cole! Ogni copia misura solo 1 millimetro per 1. Le pagine si possono voltare solo con l’aiuto di un ago! Libri rari così minuscoli, definiti da Louis Bondy “poco più di granelli di polvere”, danno prova di infinita pazienza e maestria. Comunque questi libri rari piccolissimi vanno oltre l’originale concetto di libri antichi in miniatura, che era quello di produrre libri antichi che fossero leggibili e di pronta consultazione. Bellissime collezioni di questi deliziosi volumi in miniatura si possono ammirare nei musei, e molte altre sono di proprietà privata. Se vi capiterà di entrare nel loro affascinante mondo, ricordate di maneggiarli con gran cura. Sono senz’altro opere d’arte!


Struttura dei libri usati e dei libri antichi

Il libro moderno ha una struttura che segue precise convenzioni che ne ne rendono semplice la consultazione. Infatti, anche quando non lo si legga per intero, ricaviamo notizie su un determinato libro usato attraverso l’esame degli elementi formali quali il titolo, il nome dell’autore, l’indice, l’introduzione e la prefazione, le note etc. Questi elementi formali sono sempre posizionati in un ordine universalmente accettato all’interno di un dato volume. Ad esempio, il nome dell’autore, il titolo del libro ed il nome della casa editrice si trovano sulla copertina o nella prima pagina del volume stesso; l’introduzione dell’autore per i lettori è sempre posta prima dell’inizio del testo vero e proprio; l’indice si trova o all’inizio o alla fine del libro e le annotazioni bibliografiche ed i commenti sono posizionati a piè di ogni pagina e alla fine del testo.
I codici manoscritti medievali seguivano delle regole simili anche se non proprio le stesse. Anche in quest’epoca, infatti, ogni libro usato iniziava con il titolo e col nome dell’autore. A volte, la prima pagina di un manoscritto riportava una subscriptio, una iscrizione cioè indicante il luogo e/o la data di pubblicazione del libro e/o il nome dello scrivano o del committente. Tanto la subscriptio quanto il colophon, un enunciato del medesimo contenuto del precedente solo posto alla fine del libro, quasi a fare da specchio alla subscriptio, sono elementi facoltativi che appaiono nei libri medievali solo sporadicamente. Per l’editoria rinascimentale i colophon sono maggiormente frequenti delle subscriptio e, per i primi libri antichi a stampa, i colophon rappresentavano il simbolo o marchio della casa editrice. Entrambi questi elementi possono essere utilizzati per definire l’origine di un determinato manoscritto.
Incipit, cioè inizia, è la formula che indica l’attacco del testo. Nei codici nei quali sono riportati diversi testi (i quattro Vangeli, o un’antologia di sermoni) solitamente si trovano altrettanti incipit di quanto sono i testi. L’incipit viene a volte confuso con il titolo o con la subscriptio per il semplice motivo che tutti cominciano con la parola incipit.
Per la stessa ragione explicit, letteralmente spiegato, una formula che indica la fine del testo o di una sezione di esso, è spesso confusa con il colophon.
I manoscritti che venivano acquisiti per le biblioteche, monastiche o secolari che fossero, erano spesso marcati con un bollo che ne segnalava l’appartenenza ad una particolare collezione o persona. Questi sigilli, detti ex libris, sono solitamente posti all’inizio del manoscritto e rappresentano una fonte di inestimabile valore per individuare la provenienza dei manoscritti stessi.
L’indice o lo schema analitico del contenuto di un volume, fece la sua comparsa come conseguenza di una nuova inclinazione verso la lettura. Prima che intervenisse tale cambiamento i libri antichi venivano letti senza soluzione di continuità dall’inizio alla fine. Questo era il modo di leggere meditativo tipico dell’ambiente monastico che non aveva alcuna necessità di dover rapidamente riconoscere e trovare una sezione particolare di un determinato libro.
Con il XII secolo e la nascita del pensiero e del metodo di studio della Scolastica, la disposizione verso la lettura conobbe un profondo mutamento. Studenti, professori e predicatori, infatti, intendevano il libro più come uno strumento dal quale attingere informazioni e citazioni che come semplice oggetto di lettura. Questi nuovi lettori volevano e dovevano essere in grado di effettuare una rapida ricerca per argomenti in qualsiasi testo, tralasciando le parti che non erano di loro interesse.
L’esistenza di un indice preliminare al testo divenne, quindi, un elemento fondamentale per ogni codice a partire dal XII secolo in poi.
All’inizio gli indici erano delle semplici liste di titoli di capitoli ma in seguito diventarono schemi ragionati degli argomenti contenuti nel libro. Questo è il caso dei Decreti di Graziano, un complesso testo di giurisprudenza, che includeva non solo l’elenco del numero e del titolo dei capitoli ma anche una tavola sinottica con i compendi degli argomenti discussi in ogni capitolo e paragrafo.

Numerazione delle pagine nei libri antichi

La numerazione delle pagine nei libri antichi è una pratica che si sviluppò solo gradualmente nell’ambito dei manoscritti medievali. All’inizio i soli Quaderni erano segnalati attraverso l’uso di parole chiave o contrassegni. Il contrassegno era solitamente la prima parola della prima linea del Quaderno seguente e veniva scritto sul margine, nell’angolo basso a destra dell’ultimo foglio verso del Quaderno precedente. Più tardi venne introdotta la norma di indicare la sequenza dei Quaderni con numeri o lettere. L’insieme di questi segni era annotato dallo stesso copista autore del testo in modo che il rilegatore fosse in grado di rilegare i diversi Quaderni correttamente fra loro.
Due fattori portarono alla definitiva accettazione del metodi della numerazione dei fogli: lo sviluppo degli scrittoria e il cambiamento della funzione del libro. Fra XII e XIII secolo, infatti, il numero delle persone coinvolte nella industria dell’editoria era notevolmente aumentato: rubricatori, miniaturisti, correttori intervenivano tutti nella creazione di un libro. Una tale complessità di procedure non poteva che aumentare il pericolo di confondere la posizione non solo dei Quaderni ma anche dei bifolia all’interno degli stessi Quaderni. D’altro canto, le nuove generazioni di lettori a partire dal secolo XII avevano la pretesa di poter rintracciare facilmente e velocemente in un libro antico qualsivoglia informazione e citazione.
La numerazione dei fogli di un manoscritto si ha quando sono assegnati numeri solo al recto di un foglio. Questo metodo, usato raramente già nell’Antichità, diventò la regola a partire dal XII secolo.
Tuttavia, esistevano diversi metodi. Uno di essi consisteva nel contrassegnare i fogli con una combinazione di lettere, numeri, o altri segni (asterischi, punti, cerchi, croci etc.) dove in primo luogo era dato il numero del Quaderno, e di seguito il numero del foglio all’interno del proprio Quaderno:
Ai, Aii, Aiii to Aviii, Bi, Bii, etc.
Questi segni erano posti nel mezzo del margine basso del foglio e qualche volta anche decorati. Non era quindi più compito del copista l’indicare le sequenza dei fogli: questo lavoro veniva adesso svolto da uno specialista dopo che il testo era stato completamente ricopiato, decorato e corretto.
La numerazione continua delle pagine di un manoscritto si ha nel momento in cui tanto al recto quanto al verso di un foglio vengono assegnati dei numeri sequenziali (ad esempio da 1 a 274). Questo tipo di numerazione apparve nel XII secolo e divenne comune per tutto il Basso Medioevo.
Oltre alla foliazione ed alla numerazione delle pagine, per aiutare la ricerca delle citazioni in certi libri antichi di argomento liturgico venivano numerate anche le colonne (nel caso vi fossero più di una colonna per pagina) ed anche le righe.


fonte : http://www.osservatoriolibri.com

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Nomi latini dove si stampavano i libri antichi



Come interpretare i nomi latini dove si stampavano i libri antichi e i libri rari.

 Appunti per i Bibliofili e per i "semplici" curiosi e anche per chi ha un solo libro antico.


Per facilitare l’interpretazione dei luoghi di stampa dei libri antichi e dei libri rari,
ecco i nomi latini delle maggiori città europee, di alcune città italiane e
un elenco dei luoghi di stampa falsi e inventati.


CITTA' EUROPEE dove si sono stampati libri antichi


Nome latino
nome attuale
Aemona Lubiana (SLO)
Aeponipons Innsbruck
Ambivaritum Anversa (B)
Antuerpia Anversa (B)
Aquincum Budapest (U)
Arelas Arles (F)
Argentoratum Strasburgo (F)
Augusta Allobrogum Ginevra
Augusta Bracarensis Praga (CZ)
Augusta Trevirorum Treviri (D)
Autricum Chartres (F)
Avenio Avignone (F)
Baltiona Bellinzona (CH)
Barchino Barcellona (E)
Berolinum Berlino (D)
Brestia Brest (F)
Burdigala Bordeaux
Caesaraugusta Saragozza (E)
Cale Porto o Oporto (E)
Caletum Calais (F)
Cantabrigia Cambridge
Colonia Agrippina Colonia (D)
Corcyra Corfù (GR)
Dantiscum Danzica (PL)
Delphi Delft (NL)
Divio Dijon (F)
Epidamnum Durazzo (AL)
Eslinga Esslingen (D)
Franciscopolis Le Havre (F)
Francofortum ad Oderam Francoforte (D)
Francofurt. Marchionum Francoforte (D)
Geneva, Genava, Genua Ginevra (CH)
Hafnia Copenaghen
Haga Comintum  L’Haja
Hispalis Siviglia (E)
Insula Lille (F)
Kilonium Kiel (D)
Lemovicae Limoges (F)
Lugduni Lione
Lugduni Batavorum Leida (NL)
Lutetia Parigi
Madritum Madrid (E)
Martinorum Oppidum Bastia (F)
Melita Malta
Namnetus Portu Nantes (F)
Oeponipons Innsbruck
Olisipo Lisbona
Pietas Julia Pola (HR)
Pintia Valladolid (E)
Rhotomagus, Rothomagus Rouen (F)
Telo Martius, Telonis Portus Tolone (F)
Tigurum Zurigo
Trajectum ad Rhenum Ultrecht
Trajectum Mosae Maestricht (NL)
Vindobona Vienna



CITTA' ITALIANE dove si sono stampati libri antichi


Nome latino
nome attuale
Augusta Taurinorum Torino
Augusta Vagiennorum Saluzzo
Brixia Brescia
Catina Catania
 Civitas Austriae Cividale del Friuli 
Clavassium Chivasso
Derthona Tortona
Drepanum Trapani
Eporedia Ivrea
Exium Jesi
Forum Cornelii Imola
Forum Julii Cividale del Friuli
Forum Lepidi Reggio Emilia
Fulgineum Foligno
Janua Genova
Laus Pompeja Lodi
Lycii Lecce
Mediolanum Milano
Modoetia Monza
Mons Regalis Mondovì
Mutina Modena
Noviocomum Como
Panormus Palermo
Papia Pavia
Patavii Padova
Regium Lepidi Reggio Emilia
Tergeste Trieste
Ticinum Pavia
Tridentum Trento
Utinum Udine



LUOGHI di STAMPA FALSI dove si sono stampati libri antichi
Molto spesso per evitare che fosse rintracciata la tipografia dove si stampavano libri rari, si utilizzavano nomi di città falsi o di pura fantasia.
Per motivi economico-giuridici quando il tipografo stampava un'opera in epoca successiva a quella per la quale aveva ottenuto il privilegio, dichiarando una data precedente, o per evitare la censura religiosa o politica, o a volte, un luogo falso poteva essere scelto solo per beffa.
I luoghi falsi di stampa si riferiscono solitamente a grandi città conosciute, molto spesso straniere (Londra fu molto utilizzata in vece di Livorno). Raramente il luogo falso era un piccolo paese nel quale magari non esisteva nemmeno una tipografia, come ad esempio Ortignano, piccolo paese del Casentino (I lupi smascherati..., Ortignano, nell'officina di Tancredi e Francescantonio padre e figlio Zuccheri de' Strozzagriffi, 1760 - l'opera è un libello contro i gesuiti). Altre volte il luogo era indicato con una nazione, a volte vera (Italia) altre volte falsa (Marocco) o addirittura con un continente (Europa). Frequenti erano anche i nomi di città di pura fantasia, come Crisopoli, Libertapoli, Fantasianopoli, Culicutidonia, ecc. E' il caso di COSMOPOLI, nome comparso sui libri nel 1615 ma utilizzato soprattutto nel 1700.



LUOGHI di STAMPA INVENTATI dove si sono stampati libri antichi

Cosmopoli [1615]
Crisopoli
Culicutidonia
Fantasianopoli
Libertapoli
Oenozythopolis [1681]





Sigle di nazionalità

A Austria AL Albania AND Andorra
B Belgio BG Bulgaria BIH Bosnia Erzeg.
CH Svizzera CY Cipro CZ Rep. Ceca
D Germania DK Danimarca
E Spagna EW Estonia
F Francia FIN Finlandia FL Liechtenstein
GB Regno Unito GR Grecia
H Ungheria HR Croazia
IS Islanda IRL Irlanda
L Lussemburgo LT Lituania LV Lettonia
NL Olanda N Norvegia
P Portogallo PL Polonia
RO Romania RUS Russia
S Svezia SK Slovacchia SLO Slovenia
TR Turchia
YU Iugoslavia
UA Ucraina
 


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Interpretare le date di stampa




Come interpretare le date di stampa
scritte in numeri romani
nei libri antichi nei libri rari e nei libri vecchi.


Per "far di conto" gli antichi romani non usavano la numerazione scritta, ma utilizzavano piccoli sassi che in latino si chiamavano per l'appunto "calcoli".

L’uso di apporre la data di stampa nei libri antichi, prima al colophon e in seguito al frontespizio, fu introdotta sin dai primordi della stampa.
Anche se non sono pochi i casi di libri antichi senza data né altra indicazione tipografica.
Queste date erano scritte in numeri romani, sovente con l’aggiunta di altre lettere.

Ecco significativi esempi di date di stampa, tipici di alcuni libri rari,
in particolare quelli con la C rovesciata: libri antichi, libri rari, libri usati


M.CCCC.L.XX.Z 1472
M.CCCC.7.Z 1472
M.CCCC.L.XXII 1472
M.CCCC.XX.C 1480
M.CCCC.M.j.XX.VIII 1488
M iiii c iiii xx V iij 1488
M.C.D.X.C.V 1495
M jjj D 1497
M.CCCC.XC.viij 1498
M.I.D. 1499
M.C.D.X.C.IX 1499
M.CCCC.X.C.Viiij 1499
M.C.D.X.C.IX 1499
M.I.libri antichi, libri rari, libri usati 1500
M.D.L. 1550
M.I.libri antichi, libri rari, libri usatiL 1550
M.D.C.II 1602
CIlibri antichi, libri rari, libri usati. Ilibri antichi, libri rari, libri usati. CC.XX.viij 1728



Ecco un esempio di come può essere scritto l'anno di stampa 1743:



CIlibri antichi, libri rari, libri usati. = 1000
Ilibri antichi, libri rari, libri usati. = 500
CC = 200
XLIII = 43
CIlibri antichi, libri rari, libri usati.Ilibri antichi, libri rari, libri usati.CC.XLIII = 1743



False date di stampa e stampe alla macchia
di Maria Gioia Tavoni. Università di Bologna ©

Parlando di date di stampa è opportuno accennare al fenomeno dei libri antichi stampati alla macchia con luoghi di stampa falsi [vedi] ma anche con date di stampa false.
Nel 1600 e nel 1770 l’inasprirsi della Censura unito ad un sistema di controllo poco efficace, danno un grandissimo impulso al mercato clandestino, favorendo lo sviluppo di una fitta rete alternativa. Infatti se per tutto il 1500 i libri rari dal contenuto scottante venivano ancora manoscritti, per eludere i controlli, nei secoli successivi si escogitano altri espedienti.
Gli editori maggiori preferiscono non correre pericoli e prosperano con poco rischio e una produzione allineata.
Gli editori e i librai marginali, invece, cercano nel mercato dei libri rari proibiti una spinta per risollevarsi. E in effetti il mercato prospera: il pubblico è stanco dei soliti libri antichi, cerca novità, e impara subito a distinguere le stampe tradizionali (la cui forma tradisce un altrettanto tradizionale contenuto) da quelle con note tipografiche falsate, che lasciano intuire contenuti meno ortodossi.
L'espediente più utilizzato, che prende il nome di falsa data di stampa o stampa alla macchia, è quello di stampare libri antichi con frontespizi riportanti falsi luoghi di edizione. Fin dalla pubblicazione dei primi indici dei libri rari proibiti, gli stampatori sono obbligati ad apporre sulle opere il luogo e la data di edizione, insieme al nome del libraio o del tipografo curatore della pubblicazione, così che si possa sempre risalire ad un responsabile nel caso un'opera venga messa al bando.
I librai che vogliono pubblicare libri rari proibiti o rimettere in circolazione rimanenze di opere bandite adottano quindi la stampa alla macchia per evitare di essere scoperti e perseguiti.
Non sono librai e tipografi, però, i soli ad usare la falsa data. In realtà sono proprio gli stessi censori i primi a sentire il bisogno di eludere alcune norme troppo rigide. Il mercato illegale fa una concorrenza spietata a quello legale, alla stampa clandestina si affiancano i colporteurs con i loro repertori di libri rari importati, e spesso le autorità si trovano a dover scegliere fra un ottimo affare e l'applicazione rigorosa delle leggi.
Altre volte il problema è quello di trovarsi davanti a libri antichi che non sono necessariamente da vietare, ma che non possono essere stampati con l'avallo dei censori. L'autorizzazione che viene stampata sui libri rari, infatti, è quasi sempre una sorta di valutazione positiva, che rende le autorità corresponsabili della diffusione del contenuto. Non potendo dare il proprio incondizionato appoggio, ma non ritenendo necessario bandire il libro, i censori danno un'autorizzazione implicita a stamparlo con un falso luogo di edizione. Il libro sarà così reperibile sul mercato, non verrà importato né stampato clandestinamente, e lo Stato ne trarrà il giusto vantaggio senza compromettere i censori.
È così che nelle piccole stamperie, nelle cittadine lontane dal potere centrale, nelle enclaves assoggettate ad altri sovrani, in Olanda, a Ginevra, nel principato di Neuchatel - famosissimo per questo tipo di attività - si stampano contraffazioni e libri rari che la censura non intende impedire, ma neppure autorizzare apertamente.
Si tratta per lo più di località defilate, ma il mercato è tutt'altro che esiguo.
Alla fine del 1700 in Francia circa la metà dei libri rari è stampata con questo sistema: si tratta per lo più di letteratura galante, di romanzi d'intrattenimento o lascivi, o di produzione storica e giornalistica su temi d'attualità, che viene stampata con la falsa data per non rischiare di urtare la suscettibilità dei prìncipi. Tutta la produzione illuministica viene pubblicata in questo modo, al fine di non avvantaggiare troppo gli editori olandesi che avrebbero guadagnato una fortuna nel rifornire tutta la Francia (ironicamente, il toponimo più usato nelle false date è proprio quello di Amsterdam). A Venezia, dove la stampa alla macchia costituisce il 40% del mercato librario e l'illegalità è garantita da alte protezioni, persino gli indici dei libri rari proibiti vengono stampati con false note tipografiche. Gli indici, infatti, sono inconciliabili con la legislazione veneziana, ma sono molto richiesti e quindi devono essere stampati.
È chiaro il tentativo delle autorità di riappropriarsi di un mercato che avevano perso con la repressione e l'applicazione rigida delle norme. Il pubblico ben presto si abitua alle false date e ne fa incetta, al punto che nel 1763 Denis Diderot chiede ai censori francesi di aumentare il numero dei permessi taciti, per il bene della cultura e del mercato.

In Italia un caso particolare è quello di Napoli.
A Napoli la stampa clandestina si sviluppa più che in altre città italiane. Una delle ragioni principali è la grande incertezza riguardo alle competenze in materia di censura e controllo. Ancora nel 1726 il Sinodo napoletano ribadisce l'esigenza della Chiesa di avere piena giurisdizione sulla stampa, cosa che lo Stato non è disposto a riconoscerle. Con l'arrivo dei Borboni la posizione monarchica si rafforza, ma né la Chiesa né lo Stato, con la sua complessa burocrazia e il continuo moltiplicarsi di norme, sono in grado di tenere sotto controllo la produzione libraria napoletana.
Librai come Giannone e Grimaldi si danno alla macchia, così come molte piccole stamperie a carattere familiare, che più facilmente eludono i controlli. Tra gli anni 1710 e gli anni 1720 opera a Napoli Lorenzo Ciccarelli, che attrezza la sua casa per la stampa di libri rari vietati. Protetto da mecenati, Ciccarelli pubblica libri rari che non si pubblicano in nessun'altra città italiana, come le opere del Boccaccio e di Galileo e i primi testi che diffondono il pensiero newtoniano. Naturalmente questi libri rari escono con marca e luogo di edizioni falsi. Della stamperia di Lorenzo Ciccarelli si servono anche personaggi ufficiali, persino uomini legati al mondo della censura, come il cappellano maggiore Celestino Galliani.
Per tutto il 1700 e fino alla Rivoluzione Francese i contatti della città con l'estero sono intensissimi. Napoli, infatti, è il centro ideale dove far arrivare i libri rari d'importazione, grazie ad una dogana molto tollerante e ai bassi costi d'entrata delle merci.

"Venditori di stampe, cantastorie, cantafavole, venditori di lunari e almanacchi popolari, di pianeti della fortuna, di libri antichi e fogli volanti, lanternisti, danno un contributo assai importante alla costruzione di nuovi modi di immaginare e vedere il mondo da parte del pubblico meno colto". Questo fu il lavoro dei colporteurs della Valsugana, che da Pieve Tesino si spingevano fino alle lontane terre d’Oriente, o, superando l’Oceano, per portarsi nel Nuovo Mondo.
Nella loro "scarsella" avevano le stampe dei Remondini, riuscivano ad accedere agli spazi delle Accademie, delle Università, dei teatri e dei nobili palazzi.
Le ragioni che li portavano oltre l’orizzonte conosciuto dipendevano certamente dalla povertà della terra, dalla possibilità di provvedere ai soli bisogni familiari. Questa realtà, così singolare e ancora poco considerata, non va tuttavia dimenticata se consideriamo che, grazie a loro, a Bassano prosperava la ditta dei Remondini, celebri editori e calcografi che, come risaputo, nel 1700 fornivano lavoro a più di mille dipendenti, in una città che contava poco meno di 8.000 abitanti.
"Il venditore di immagine viene spesso da lontano. Spesso da molto lontano. Ha abbandonato casa e famiglia da due e tre anni. Perfino cinque quando si spinge fino ad Astrakan. Conosce il mondo, introduce modelli nuovi, oggetti provenienti da realtà diverse, stimola le curiosità, apre orizzonti sconosciuti" come ha sottolineato Gianpiero Brunetta docente di Storia del Cinema all’Università di Padova.

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