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giovedì 10 maggio 2018

Bettino Craxi : Tangenti per Miliardi a Domicilio


 Ecco perché fu condannato

Il ministro degli Esteri Angelino Alfano è volato ad Hammamet per ricordare il diciassettesimo anniversario della morte di Bettino Craxi. Il ministro della giustizia Andrea Orlando si dice favorevole a “riaprire la discussione” sulla una “figura importante della sinistra”, pur ammettendone “gli errori”. E il sindaco di Milano Giuseppe Sala, eletto nel centrosinistra, apre alla possibilità di intitolargli una via, che potrebbe essere discussa già lunedì 23 gennaio in consiglio comunale. Proprio mentre si susseguono inchieste e processi per piccole e grandi corruzioni, mentre il numero uno dell’autorità anti-tangenti Raffaele Cantone gira l’Italia per esortare una “rivoluzione culturale” contro il malaffare, mentre si moltiplicano gli studi e i rapporti internazionali su danni e distorsioni inflitti al sistema economico e politico, si allarga la schiera di chi persegue la riabilitazione del segretario del Partito socialista italiano morto da latitante in Tunisia il 19 gennaio 2000.

In quel momento, uno dei politici simbolo della prima repubblica aveva collezionato due condanne definitive per 10 anni di reclusione (5 anni e 6 mesi per la corruzione dell’Eni-Sai e 4 anni e 6 mesi per i finanziamenti illeciti della Metropolitana milanese), più altre condanne provvisorie, in primo e in secondo grado, per circa quindici anni (3 anni in appello per Enimont, 5 anni e 5 mesi in Tribunale per Enel, 5 anni e 9 mesi annullati con rinvio dalla Cassazione per la bancarotta del Conto protezione); e poi due assoluzioni (Cariplo e, a Roma, Intermetro) e una prescrizione (in appello per All Iberian). Non basta. L’allora segretario del Psi e già presidente del consiglio aveva ricevuto tre ordinanze di custodia cautelare, i cui procedimenti al momento della morte non erano stati definiti: Enel, fondi neri Eni e fondi neri Montedison.

Ho raccolto 7-8 miliardi di tangenti sulla Metropolitana e in buona parte 
sono finiti personalmente a Craxi
In questa corsa alla riabilitazione, è utile ricordare i fatti specifici contestati allora a Craxi dai pm di Mani pulite e poi confermati in via definitiva in Cassazione. Sul fronte dei finanziamenti illeciti della Metropolitana milanese, ecco la ricostruzione della vicenda attraverso le parole di Silvano Larini, architetto e reo confesso collettore di mazzette per conto del segretario Psi, che il 7 febbraio 1993 mette fine alla sua latitanza e si consegna alle autorità italiane, 
diventando così un pilastro dell’accusa al leader Psi.

Quello che segue è un estratto del libro Mani pulite, 
la vera storia, di Gianni Barbacetto, 
Peter Gomez e Marco Travaglio (Editori riuniti 2002).

BETTINO CRAXI, LE TANGENTI MM E LE VALIGETTE DI SOLDI IN PIAZZA DUOMO

Il 7 febbraio, accompagnato dall’avvocato Bovio, Larini si consegna a Di Pietro, che con il capitano Zuliani lo aspetta alla frontiera autostradale di Ventimiglia. Dopo uno spuntino in un ristorante-pizzeria, viene accompagnato a Milano, nel carcere di Opera. Vi trascorrerà quattro giorni, riempiendo decine di pagine di verbali. L’architetto ammette le sue responsabilità. E racconta il suo ruolo di «fattorino delle tangenti» che sgorgavano dal sistema della metropolitana milanese:

Dovevo ricevere il denaro che Carnevale o Prada mi consegnavano e portarlo all’onorevole Craxi. Infatti, a partire dal 1987 e fino alla primavera del 1991, ho avuto modo di ricevere dai predetti 7 o 8 miliardi complessivamente e ogni volta (salvo in un paio d’occasioni in cui li ho consegnati direttamente a Natali) li ho portati negli uffici dell’onorevole Craxi di piazza Duomo 19, a Milano, depositandoli nella stanza a fianco della sua […]. Posavo la borsa o il plico sul tavolo e la Enza [Tomaselli, la segretaria di Craxi] lo ritirava. Non le ho mai detto nulla, alla consegna, perché era assolutamente scontato di che cosa si trattasse […]. Ho raccolto 7-8 miliardi di tangenti sulla Metropolitana e in buona parte sono finiti personalmente a Craxi. Portavo i soldi al quarto piano di piazza Duomo 19. Ero io a confezionare il pacchetto, utilizzando buste marroncine. A volta le posavo sul tavolo della segretaria, a volte le lasciavo sul tavolo della camera di riposo di Bettino.

Natali mi disse che da tempo le imprese operanti nella metropolitana 
erano solite versare del denaro al sistema dei partiti
Fino al 1987 – ricorda – al finanziamento occulto pensava direttamente il presidente della Metropolitana milanese, Antonio Natali. Poi si pose il problema di sostituirlo. «Motivi di opportunità – spiega Larini ai magistrati – sconsigliavano al Psi di riproporlo, in quanto egli era stato inquisito dall’autorità giudiziaria di Milano per fatti di concussione. Natali fu eletto senatore e in tal modo fu “salvato” da un procedimento penale». Craxi e Natali offrirono a Larini la carica di presidente
della Mm, che però rifiutò. «La scelta cadde allora su Claudio Dini», l’architetto che aveva lavorato nello studio di Ignazio Gardella, ma che, a quanto racconta Larini, 
non era considerato affidabile per la gestione delle tangenti:

Natali non aveva molta confidenza con lui e lo considerava un po’ bizzarro e pericoloso per il sistema, dal punto di vista di riscossione del denaro. Mi spiego. Natali mi disse che da tempo le imprese operanti nella metropolitana erano solite versare del denaro al sistema dei partiti e in particolare alla Dc, al Psi, al Pri, al Pci e al Psdi. Questo denaro veniva utilizzato in quegli anni dal Psi per il sostentamento della federazione milanese, ma anche per la cassa nazionale del Psi, all’occorrenza. Infatti ricordo che Balzamo in un’occasione mi diede atto che era a lui pervenuta una parte del denaro proveniente dalle contribuzioni degli imprenditori milanesi, dicendomi: «Meno male che sono arrivati i soldi di Milano, perché altrimenti non potevamo pagare gli stipendi».

Ero al corrente della natura non regolare dei finanziamenti al mio partito. L’ho cominciato a capire da quando portavo i pantaloni alla zuava!
Cosí Natali chiese che fosse Larini a occuparsi delle tangenti, al posto del «bizzarro» Dini: «Mi pregò di essere io la persona che riceveva per conto del Psi il denaro proveniente dalle imprese operanti negli appalti della Mm. Natali mi spiegò che alla materiale raccolta del denaro nei confronti degli imprenditori provvedevano Prada Maurizio [Dc] e Carnevale Mijno Luigi [Pci]». 
Ricevuto l’incarico da Natali, 
Larini si rivolse direttamente all’amico segretario del Psi:

Chiesi informazioni all’onorevole Bettino Craxi su come comportarmi e costui mi disse: «Va bene, occupatene». In altri termini, fu lo stesso Craxi a confermarmi l’incarico di provvedere a raccogliere il denaro proveniente dalla Mm. […] Tutto ciò che prendevo lo portavo sempre nell’ufficio dell’onorevole Craxi e non trattenevo nulla per me. Era un servizio che io rendevo a Craxi per amicizia e per comune militanza politica.

Non tutti, fa capire Larini, erano cosí disinteressati e corretti, e comunque sul giro delle tangenti aleggiava sempre il sospetto che qualcuno ne approfittasse:

Un giorno fui chiamato da Craxi il quale mi disse che Balzamo gli aveva fatto presente che l’onorevole Citaristi, segretario amministrativo della Dc, aveva disposto un’indagine interna nei confronti di Prada, perché sospettava che non tutto il denaro finisse nelle casse della Dc. Anche l’onorevole Craxi, verso la fine del 1989-inizio 1990, mi disse che pure lui aveva saputo che in giro si diceva che le imprese pagavano il 20 per cento del valore degli appalti, e che quindi io venivo «imbrogliato» da Prada e Carnevale. Io spiegai che era impossibile che le imprese pagassero una percentuale del genere, perché si sarebbero poste del tutto fuori mercato […]. In tale occasione pregai l’onorevole Craxi di sollevarmi da un incarico così scomodo; egli mi disse: «Va bene». E, seppure con un anno di ritardo, alla fine mi sostituì con l’onorevole Oreste Lodigiani [cioè con il segretario amministrativo milanese del Psi].

Dopo la morte di Balzamo, venne fuori questo foglietto. 
In quattro anni ha raccolto qualcosa come 186 miliardi”
Larini, dunque, svela anche una parte dei veleni che intossicano i circuiti sotterranei di Tangentopoli: poiché la raccolta era illegale, sui «cassieri» non era possibile alcuna forma di controllo legale. Cosí tra i protagonisti del sistema regnavano la sfiducia e il sospetto che qualcuno approfittasse della situazione, facendo la «cresta» per sé. Cosa che, in diversi casi, è stata anche giudiziariamente accertata. […]

Quello stesso 17 dicembre [1993, al processo contro Sergio Cusani per la maxitangente Enimont], subito dopo Forlani, tocca anche a Bettino Craxi. Ma il suo interrogatorio è tutto un altro film. Un Di Pietro insolitamente calmo e remissivo gli pone la fatidica domanda, se fosse al corrente del finanziamento illegale ai partiti. Craxi si concede una delle sue lunghe pause. Poi spiega: «Né la Montedison, né il gruppo Ferruzzi, né il dottor Sama, né altri, né direttamente, né per interposta persona, a me personalmente hanno mai dato una lira. Diversamente, sia il gruppo Ferruzzi, sia la Montedison hanno versato contributi all’amministrazione del partito: da quando, non saprei, ma certamente da molti anni e fino alle elezioni del 1992». Poi, però, ecco una confessione in piena regola: «Ero comunque al corrente della natura non regolare dei finanziamenti ai partiti e al mio partito. L’ho cominciato a capire da quando portavo i pantaloni alla zuava!».

Di Pietro sorride, raggiante: «C’è qualcuno che, prima di lei, questa mattina, l’ha saputo solo qualche giorno fa». Una piccola rivincita su Forlani. Craxi non solo ammette, ma consegna anche dei documenti. E a un certo punto, con calcolata suspence, estrae di tasca un bigliettino e sibila: «Dopo la morte di Vincenzo Balzamo, venne fuori questo foglietto scritto a mano, in cui lui aveva fatto un appunto che si riferiva a un quinquennio, con le entrate provenienti da società ed enti. Lui scrive che in quattro anni ha raccolto qualcosa come 186 miliardi. Circa 50 miliardi all’anno». Ovviamente non registrati, quindi fuorilegge. Ecco perché Di Pietro è cosí pacato. Ecco perché non incalza: Craxi, con la sua brutale franchezza, si è messo in trappola da solo. Migliore conferma alle accuse non ci poteva essere. Chi si aspettava uno scontro al calor bianco rimane deluso. […]

Craxi, in seguito, fuori da un’aula di giustizia, racconterà a Bruno Vespa (nel libro Il duello) che per fare politica poteva contare sugli aiuti di tanti amici. «Nel senso che venivano da te e ti chiedevano di quanto avevi bisogno?», gli domanda Vespa. «Ci mancherebbe altro – risponde Craxi. – Non si permettevano. Facevano la fila come si fa dal dentista. Passavano dalla segretaria…».

Tratto da Mani pulite, la vera storia, di Gianni Barbacetto, 
Peter Gomez e Marco Travaglio (Editori riuniti 2002)

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domenica 3 gennaio 2016

L'amore spiegato da Tiziano Terzani


L'amore spiegato da Tiziano Terzani

L’incontro che ci completa e va curato alternando presenze e distacchi. Un maestro di vita rivela il segreto della sua storia con la moglie, conosciuta da ragazzo e mai “abbandonata”

Il testo di Tiziano Terzani che pubblichiamo arriva in libreria in questi giorni, nel volume di inediti “Le parole ritrovate” (editrice La Scuola) che raccoglie, a cura di Mario Bertini, quattro interventi fatti a Firenze e dintorni tra il febbraio e il marzo del 2002, accompagnati da una rassegna di fotografie. A stanare il giornalista dal suo rifugio sull’Himalaya e a convincerlo a reimmergersi tra la folla era stato non tanto l’attentato alle Torri Gemelle quanto la rabbiosa risposta di Oriana Fallaci nel volume “La rabbia e L’orgoglio”. Terzani, sin dai sui esordi come corrispondente per diversi giornali, tra cui “L’Espresso”, coltivò un’instancabile curiosità per il continente asiatico, di cui divenne profondo conoscitore. Per questo dei tragici eventi dell’11 settembre 2001 afferrò subito il pericolo universale: lui, che gli uomini di Bin Laden li aveva incontrati, si fece così «pellegrino di pace», testimoniando davanti a tante platee del Belpaese la sua esperienza: «Ci sono milioni e milioni di persone che oggi, nel mondo, non vogliono vivere come noi … che non vogliono la nostra libertà. 
Queste persone sono anche tra di noi. Sarà bene ascoltarle, forse» (Enrica Murru) 

Mi permettete di parlarvi un attimo dell’amore? Quando si nasce, secondo me, si nasce a metà, perché nell’origine si era una cosa insieme, poi ci ha separato il tempo, lo spazio, ma la vita diventa pienezza quando si trova l’altra metà, e io in questo sono stato fortunatissimo, per questo e per tante altre cose.

E così, in mia moglie, ho trovato l’altro pezzo di me molto presto: avevo appena fatto la maturità, e con quest’altro pezzo abbiamo fatto la strada insieme. E questo è bello perché si cresce insieme. Tanto è vero che io non mi vergogno a dire che quel che vedete qui, davanti a voi, è in gran parte il frutto del rapporto con questa mia straordinaria moglie.

Se poi mi chiedete: ma com’è che sei riuscito a stare quarantadue anni con la stessa persona, in questi tempi in cui si consuma tutto: si consumano le scarpe, gli orologi, i telefonini e anche i partner, i mariti, le mogli e perfino i fidanzati?

Debbo dire che ognuno deve trovare la sua formula nell’amore: la mia è stata questa, ma non è ripetibile, vi prego, e non pensate che tutto quello che io vi voglio dire stasera, sia la formula per la vita, o la soluzione per la pace.

Io non ho formule, non ho nemmeno risposte ai problemi del mondo, che sono immensi, ho soltanto delle domande, non ho nemmeno certezze, ho dei dubbi da porre a chi crede di avere certezze e poi non le ha. La formula del mio matrimonio è questa: grandi presenze e grandi assenze. Vi faccio anche l’esempio: io avevo già due figli piccoli, e facevo il corrispondente di guerra in Vietnam, dove non potevo tenerela famiglia perché era pericoloso. Chi di voi lo ha studiato, si ricorderà che, nel 1968, in Vietnam c’erano i vietcong che attaccavano le città, e non si poteva tenere i bambini in una zona di guerra, e così i miei stavano con la madre a Singapore, mentre io facevo il corrispondente di guerra in Vietnam, in Cambogia, nel Laos, e poi nelle guerriglie in Indonesia, in Malesia... ero sempre fuori.

Stavo via due o tre settimane e poi tornavo a casa. Ed era bellissimo tornare, perché ero pieno di piccoli regali per i bambini, e tante esperienze da raccontare a mia moglie, che a sua volta mi raccontava le sue. E questo era bello perché tutt’e due avevamo qualcosa da scambiarci. Tant’è vero che dopo un po’ di giorni mia moglie mi diceva: «Ma non hai qualche altra guerra da andare a raccontare?».

Per cui la mia formula era questa: grandi presenze e grandi distacchi. (...)

L’amore!? Una cosa che ormai è diventata così poco di moda. Chi di voi ha i capelli bianchi come me, si ricorderà che la nostra generazione, diceva «fare all’amore» e non «fare sesso». Io trovo, che se insegnassimo ai nostri figli già queste espressioni, avremmo fatto qualcosa di interessante. Avremmo riportato nella vita quella cosa stupenda e meravigliosa che è l’amore. Qualcosa che è più grande della materia.

Qualcuno dirà: «Ma il sesso è importante!».

Lo dite a me che ho 63 anni e ho girato il mondo?

Ma è la cantina, non è l’ultimo piano!

Molti giovani oggi hanno paura a dire: «Sono innamorato, ti amo!»

Perchè pensano che sia una debolezza, una vulnerabilità, uno sdilinquimento che non è una forza. Io trovo che se riparliamo d’amore è bellissimo, e il mio messaggio ai giovani è: vi prego, riscoprite la voce del cuore, la testa è bella, la testa è importante, ma la ragione non è tutto! Dobbiamo ascoltare il cuore e il cuore parla con la voce uguale. Mussulmani, cristiani, ottentotti, il cuore è uguale dappertutto. Non c’è un cuore orientale e un cuore occidentale, non c’è una psiche orientale e una psiche occidentale: noi siamo dentro la psiche che è uguale dappertutto. La vita è una, una! Questa piccola straordinaria vita è parte di una cosa meravigliosa, dell’universo...

E questo, ritornando nella natura, è una cosa che sento molto. Io, ora, me lo sono permesso: ho 63 anni e vivo in mezzo alla natura. Cosa che suggerisco a tutti di fare.(...)

Certi grandi dicono che la miglior forma di comunicazione è il silenzio. E le parole spesso sono trappole.
Vi faccio un esempio con una parola che tutti, tutti, tutti conosciamo. La parola “amore”.

A volte è una cosa meravigliosa, a volte una grande sofferenza, a volte una grande gioia, a volte una grande forza, a volte un fuoco, a volte un senso di insufficienza... amore.

Amore: tutto lì? Tutte queste cose? Tutte lì? In questa scatolina della parola? L’amore è molto di più di quella parola, eppure non troviamo altro modo di esprimerlo che con quella parola. (...)

Io non sono consumista, ho una sola moglie che non ho mai rottamato e con la quale sto insieme da 42 anni.
Quando feci conoscere questa mia moglie ai miei genitori dicendogli che era tedesca, il mi’ babbo la guardò come se ci avesse in testa un elmetto con scritto “ss”, e la mi’ mamma aggiunse: «La ‘un è nemmeno della nostra religione».

Questo voleva dire essere tedesco a Firenze 45 anni fa. Oggi è tutto superato, si può viaggiare in giro con questo euro senza frontiere e senza nemmeno passaporti. È una bella storia.

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domenica 1 novembre 2015

Fine del Cinema Hard



Lode a Jenna Jameson, che ha donato il porno al mondo
La fine del cinema hard

Dieci anni fa, a giudicare da come si concludeva la sua autobiografia, How to Make Love with a 
Pornstar – che in italiano è diventato un banale Vita da Pornostar – tutto sembrava essere andato per il meglio, a Jenna Jameson. L’happy ending raccontava come la regina incontrastata del porno fosse 
riuscita a riconciliarsi con la famiglia, trovare armonia ed equilibrio dopo trent’anni difficili segnati da disgrazie e difficoltà e, al tempo stesso, da un successo travolgente nel mondo dell’hard.

Il libro è interessante proprio per questo: Jenna Jameson (nome d’arte per Jenna Marie Massoli) 
ripercorre tutte le tappe, anche quelle più scure, che la portano al successo finale. La morte della 
madre, ballerina di Las Vegas, nel 1976, quando lei aveva solo due anni; i successivi abusi delle 
matrigne; il continuo vagare negli Stati Uniti; la droga, che assume col fratello e col padre; le due 
violenze sessuali a sedici anni (la prima durante un autostop, che ha rischiato di ucciderla; la seconda 
da parte dello zio del suo fidanzato dell’epoca, che ha negato tutto); il lavoro a Disneyland lasciato 
subito; la vita a due col fidanzato tatuatore, da cui proviene la sua passione e anche il marchio di 
fabbrica: i due cuori sulla natica destra, cui si aggiungerà la scritta “Heart breaker”.

La pornografia, e la celebrità, arrivano subito dopo “gli anni della formazione”, cioè delle serate danzati, degli strip ancora minorenne a Las Vegas (per entrare nel Crazy Horse Too – racconta – si era strappata l'apparecchio per i denti da sola, con una pinza), dei servizi fotografici e degli agenti 
approfittatori. Il suo primo film è del 1993, ed è una scena tra ragazze. L’anno dopo gira Up and 
Cummers 10 e Up and Cummers 11. Un successo. «Volevo diventare una star», dirà. Ma la verità era 
che aveva deciso di girare porno per ripicca nei confronti del fidanzato di allora, che la tradiva. Era una liberazione e una rivendicazione. E la scoperta di una nuova strada.
Per arrivare alla scrittura della biografia bisognerà aspettare ancora dieci anni. Nel frattempo c'è spazio per 27 premi, una doppia operazione al seno, la fondazione nel 2000 del sito porno ClubJenna, con cui produce il film Briana loves Jenna, successo strepitoso e pietra miliare del genere. C’è tempo anche per ricadute nella droga, ma anche apparizioni in tivù, in radio, su manifesti a Times Square e sulla Hall of Fame e, udite udite, in dibattiti in difesa dell'hard,
 vinti a mani basse, all'università di Oxford. 

Insomma, con il suo libro, Jenna Jameson celebrava l'happy end tradizionale della sua vita poco 
tradizionale. Appariva felice, insieme al marito e socio Jay Grdina, 
riunita con il fratello e il padre e in cima a una carriera bene avviata.



Ebbene, ora che ne ha quaranta, cosa è cambiato? Molte cose. Sul piano personale, il matrimonio 
finisce nel 2006, e la cosa ha un impatto anche nell’immaginario, perché il marito era stato, dal 1998, 
l'unico partner maschile nelle apparizioni cinematografiche di Jenna. Ha anche problemi di salute e un cancro alla pelle le provoca un aborto spontaneo (e forse è proprio questa la causa della separazione da Grdina). Ora sta con il campione di arti marziali Tito Ortiz, che, a quanto pare, non la tratta sempre bene, ma è diventata madre di due figli.

Sul piano professionale, nel 2007 decide di ridursi il seno. Qualcosa sta cambiando: l’anno dopo dà 
l’addio al mondo del porno, almeno come attrice. Resta a capo di ClubJenna, che fattura 30 milioni di dollari all'anno, ma non appare più, «nemmeno in una copertina di Maxim». Certo, è ricomparsa nel 
2013 sul sito MyFreeCams, ma le probabilità di un suo ritorno nell’industria sono basse, anche se 
sarebbe bene accolta. «Se ci fosse un monte Rushmore del porno – spiega Steven Hirsch, fondatore e 
Ceo di Vivid Pictures – ci sarebbe senz’altro scolpito il suo volto: è stata la prima donna a renderlo così mainstream e popolare». La sua presenza mediatica, fatta di partecipazioni televisive, libri, citazioni (appare anche in un episodio dei Griffin) l'ha resa un simbolo pop globale, e ha “sdoganato” un mondo intero. Potrebbe ritornare, ma non lo farà, e il motivo è semplice. Quel mondo, mente veniva sdoganato, stava già finendo.



Come spiega Simone Regazzoni, autore del libro Pornosofia, Jenna Jameson è interessante perché è 
«l’archetipo ideale del porno mainstream Usa: è bionda, molto formosa, rifatta. È il corrispettivo di 
Marilyn Monroe. Un modello erotico più immaginario che reale, perché l’industria del porno non lavora con corpi reali» e – va aggiunto, che si scontra con «il corpo dalle fattezze quotidiane, che sta tornando in auge negli ultimi anni». Questo scarto spiega tutto, dal momento che «Jenna Jameson rappresenta un immaginario erotico in cui le dinamiche del godimento erano diverse. Il suo corpo, come quello di Sasha Gray, che è di fatto la sua erede, è bi-dimensionale, de-corporeizzato, quasi plastificato: la carne non si vede».

«Quando ha esordito lei il porno aveva ancora la forma del film, in cui servivano dei registi, una storia, sebbene ridicola e pretestuosa, e un set. Adesso, con l’introduzione dell’amatoriale quel modello non esiste più. Sono cambiati gli attori, la forma estetica, prevalgono corpi “normali”, non c'è nessuna narrazione». Di conseguenza, anche l’industria ha dovuto adattarsi. Il cinema porno, con i suoi stilemi, ha contaminato campi e aree prima inesplorati. È avvenuto proprio mentre Jenna Jameson diventava un’icona pop, oltre i confini del genere, e non è un caso.
 Il porno “sdoganato” ha invaso la società».

«Adesso le star che hanno incorporato le dinamiche estetiche del porno mainstream appartengono 
all’ambito musicale, e penso a Miley Cyrus, o a Lady Gaga, amanti dell’eccesso, del corpo modellato ed esibito. Al tempo stesso anche il cinema non pornografico è sempre più interessato a incorporare gli stilemi del porno classico. Uno degli esempi più recenti potrebbe essere anche Nymphomaniac, di Lars von Trier, ma è uno dei tanti. Certo, da tempo gira la voce che esistano film porno segreti di Scorsese o Almodovar. Sono solo leggende, ma il fatto che vengano raccontate è già significativo».

E allora, compiuti i 40 anni (a proposito: tanti auguri), come sarà il futuro di Jenna Jameson? «Difficile fare previsioni: la vita professionale di una pornostar è breve, è come quella di un’atleta. Sono tipologie paragonabili: entrambe lavorano con il corpo e i suoi limiti. Ma Jenna è una star e fuori dal cinema potrà fare qualsiasi cosa», proprio come fa Sasha Gray, che è ora è musicista, scrittrice, dj. «Non è esatto: lei non è una musicista o una scrittrice: è Sasha Gray che fa la musicista, Sasha Gray che fa la scrittrice. Sasha Gray che fa la dj. La sua fama proviene da lì, dal porno, e ora prova a spenderla da altre parti. 

Contaminando altri mondi. Ma mai staccandosene davvero».


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martedì 11 novembre 2014

CODICE in SIRIACO del 570 D.C. : GESÙ SPOSÒ MADDALENA



1. E GESÙ SPOSÒ MADDALENA. 
NON È DAN BROWN MA UN CODICE IN SIRIACO DEL 570 D.C.
 - 2. SARÀ PRESENTATO DOMANI ALLA BRITISH LIBRARY UN LIBRO CHE RACCONTA UNA STORIA DIVERSA DA QUELLA DEI QUATTRO VANGELI CANONICI, MOLTO PIÙ VICINA - COME SI È AFFRETTATA A IRONIZZARE LA CHIESA D’INGHILTERRA - AL ‘’CODICE DA VINCI’’ DI DAN BROWN 
- 3. IL LIBRO PROVIENE DA UN MONASTERO EGIZIO ACQUISTATO NEL 1847 DAL BRITISH MUSEUM 
- 4. SECONDO ALCUNI STUDIOSI BASTA ANCHE SOLO SCORRERE I VANGELI DI MARCO, LUCA, MATTEO E GIOVANNI PER CONVINCERSI CHE MADDALENA AVEVA UN RUOLO DI PRIMISSIMO PIANO ACCANTO A GESÙ. ASSISTE ALLA CROCIFISSIONE, ALLA SEPOLTURA E ALLA SCOPERTA DELLA TOMBA VUOTA. LAVA IL CORPO DEL CRISTO, COSA CONSENTITA SOLO ALLE MOGLI O AD ALTRI UOMINI, ED È LA PRIMA PERSONA ALLA QUALE GESÙ 
SI RIVOLGE DOPO LA RESURREZIONE .



MARIA MADDALENA E GESU

Un altro tassello fortifica la ancora traballante tesi che Maria Maddalena fosse la moglie di Gesù e la madre dei suoi figli. Un libro scritto nel 570 in siriaco su pergamena, e ora custodito alla British Library, racconta una storia diversa da quella dei quattro Vangeli canonici, molto più vicina - come si è affrettata a ironizzare la Chiesa d’Inghilterra - al Codice da Vincidi Dan Brown.

Ma il numero di antichi documenti che conferma questa tesi continua a crescere, e decine di seri studiosi vi si stanno dedicando senza pregiudizi. Domani la stessa British Library terrà una conferenza stampa, e si conosceranno altri dettagli.



Il libro proviene da un monastero egizio ed era stato acquistato nel 1847 dal British Museum. Probabilmente si tratta di una traduzione dall’aramaico di un testo più antico. Redatto in 29 capitoli, racconta la storia di Joseph, un giovane molto noto all’epoca, conosciuto dall’imperatore Tiberio e dal faraone d’Egitto (forse Natakamani), che lo considerava figlio di Dio.

A 20 anni Joseph va in sposo ad Aseneth, che gli dà due figli: Manasseh ed Ephraim. Simcha Jacobovici, giornalista investigativo israeliano che scrive anche sul New York Times, e Barrie Wilson, professore di ricerche religiose a Toronto, hanno studiato per sei anni il manoscritto e raccolto le loro deduzioni nel libro The Lost Gospel, il vangelo perduto.


In una delle prime pagine dell’antico testo il misterioso autore avverte che tutto quello che segue è scritto in un codice che va interpretato. I riferimenti cristiani contenuti nelle pagine sarebbero però così tanti che non è necessario essere Robert Langdon per capire che i nomi di Joseph e Aseneth nascondono quelli di Gesù e Maria Maddalena. Nel testo si narra che alla donna, dopo la morte del marito, viene somministrata l’eucarestia, «il pane e il calice della vita».

Gli unici quattro Vangeli autorizzati dalla Chiesa dopo le riforme di Costantino non raccontano nulla della vita di Gesù tra la sua infanzia e l’età matura, un periodo nel quale, per un «rabbi», sarebbe stato obbligatorio sposarsi. Ma la storia di Joseph e Aseneth sarebbe raccontata anche in altri manoscritti, sopravvissuti alla sistematica distruzione dei Vangeli apocrifi solo grazie al fatto che celavano la vera identità dei due sposi. Anche il testo della British Library non sembra però sfuggito alla censura: alcune pagine sono state vistosamente strappate via.


Due anni fa la docente di Harvard Karen L. King aveva annunciato la scoperta di un frammento di papiro in copto di uno di questi testi perduti, nel quale si legge: «E Gesù disse loro: mia moglie…». Ma secondo Jacobovici e Wilson basta anche solo scorrere i Vangeli di Marco, Luca, Matteo e Giovanni per convincersi che Maddalena aveva un ruolo di primissimo piano accanto a Gesù. Assiste alla crocifissione, alla sepoltura e alla scoperta della tomba vuota. Lava il corpo del Cristo, cosa consentita solo alle mogli o ad altri uomini, ed è la prima persona alla quale Gesù si rivolge dopo la resurrezione.


Il sentimento popolare, soprattutto in Francia, non ha avuto bisogno di aspettare Dan Brown per venerare Maria di Magdala come la seconda donna più importante del Cristianesimo dopo la Vergine Maria, nonostante papa Gregorio Magno l’avesse bollata nel 590 come una prostituta, commettendo un vistoso errore - forse meditato e voluto - di interpretazione dei testi canonici.

Per secoli è stata ritratta dai grandi maestri, da Tiziano a Caravaggio a Canova, come una penitente afflitta dai suoi peccati: che sia stata o no la moglie di Gesù, era un destino che non meritava.



Il testo che si presenta come saggio storico e non come romanzo, 
è basato su un antico manoscritto della British Library di 1450 anni fa

- Non è stato ancora presentato a Londra ma un nuovo libro sulla vita di Gesù ha già scatenato forti polemiche. Si tratta di "The Lost Gospel" ("Il Vangelo perduto"), realizzato dal professore canadese di studi religiosi Barrie Wilson e dallo scrittore israelo-canadese Simcha Jacobovici, che rivendicano di aver "decodificato" un manoscritto di 1450 anni fa: la "Storia ecclesiastica di Zaccaria il Retore", conservata alla British Library di Londra, e contenente la "prova" che Gesù Cristo sposò Maria Maddalena ed ebbe da lei addirittura due figli. 

Secondo il "Sunday Times", queste affermazioni hanno causato la reazione di alcuni eminenti studiosi britannici e della Chiesa d'Inghilterra, che hanno bollato quello che si propone di essere un testo di storia come uno dei tanti romanzi, fra cui "Il Codice Da Vinci" di Dan Brown, su fantomatici vangeli apocrifi o perduti. 

Ma i due autori insistono e hanno ottenuto addirittura l'autorizzazione a presentare ai giornalisti la loro fatica letteraria nelle sale della British Library.
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domenica 24 novembre 2013

Libro : i Paradisi Fiscali di Silvio Berlusconi


Passione offshore, i paradisi di Silvio

In vent’anni di indagini scoperti

 un miliardo 
e 277 milioni 

nascosti 
al Fisco.

 È il primato 
dell’ex Cavaliere. 

Rivelato 
in un libro-inchiesta

In Italia c’è abbondanza di evasori. 

Ma anche in questo campo Silvio Berlusconi non ha rivali. 

Dopo la condanna definitiva per frode fiscale, consacrata il primo agosto 2013 dalla Cassazione, ora è possibile fare un primo bilancio completo e documentato sui fondi neri scoperti in vent’anni d’indagini sul proprietario della Fininvest. Il conto finale è da primato: almeno un miliardo e 277 milioni di euro. Per guadagnare la stessa cifra un maresciallo della squadra anti-evasione della procura di Milano, che ha uno stipendio di 2 mila euro al mese se fa gli straordinari, dovrebbe lavorare per 53 mila e 208 anni.

Nel video-messaggio del 18 settembre Berlusconi si è proclamato «assolutamente innocente» e ha accusato la magistratura di averlo colpito con «una sentenza mostruosa e politica». La riprova del complotto sarebbe la presunta esiguità dell’evasione per cui è stato condannato: 7 milioni e 300 mila euro, nulla per un miliardario come lui. In realtà quella frode è l’unico pezzo di processo che è riuscito a sopravvivere alla legge ex Cirielli, approvata nel 2005 dai suoi parlamentari, che ha dimezzato i termini di prescrizione dei reati. Ma in tutti i gradi di giudizio le sentenze definiscono «colossale» la massa di denaro nero che si è riversata sulle società offshore gestite dal gruppo Fininvest e risultate «di proprietà personale di Berlusconi».

L’accusa ha dimostrato che i prezzi dichiarati al fisco per i film americani comprati da Fininvest e Mediaset venivano costantemente gonfiati, per portare soldi all’estero. La condanna definitiva quantifica in 368 milioni e 510 mila dollari il totale dei fondi neri creati, con i contratti truccati, nel solo quinquennio esaminato nel processo, che va dal 1994 al 1998. Di questa «sistematica frode fiscale», spiegano i giudici, Berlusconi è stato «l’ideatore, l’organizzatore e il beneficiario finale»: i soldi finivano su conti offshore gestiti dai suoi tesorieri personali. E le stesse sentenze precisano che questa è solo una parte di un enorme patrimonio segreto accumulato «fin dagli Ottanta». Ora un libro-inchiesta di Paolo Biondani e Carlo Porcedda (“Il Cavaliere Nero”, edito da Chiarelettere) ricostruisce come si è formato e in quali paradisi fiscali è stato nascosto l’intero tesoro nero di Silvio Berlusconi, pubblicando per la prima volta i documenti originali che comprovano le accuse.

Il processo Mediaset è nato da una costola delle indagini di Tangentopoli, che già negli anni Novanta avevano portato alla scoperta delle prime 64 società offshore del gruppo Fininvest, attive tra il 1989 e il 1994-95. La tesoreria centrale si chiamava All Iberian: un sistema di conti esteri «non ufficiali» che ha finanziato «operazioni riservate» per un totale di 1.550 miliardi di lire (775 milioni di euro). Un fiume di denaro nero utilizzato, tra l’altro, per pagare tangenti a politici come Bettino Craxi e per corrompere il giudice civile romano che ha regalato il gruppo Mondadori alla Fininvest. Per questo primo tesoro offshore il Cavaliere aveva ottenuto l’impunità, dopo le elezioni del 2001, grazie alla contestatissima legge che ha trasformato quel gigantesco falso in bilancio in una semplice contravvenzione a prescrizione ultra-rapida: le sentenze definitive però spiegano che Berlusconi «non può certo dirsi innocente».

Il processo Mediaset, quello che ha portato alla condanna finale, è partito dalla scoperta dei depistaggi organizzati per fermare Mani Pulite: documenti sotratti alle perquisizioni, conti svuotati per far sparire i soldi, fino alla corruzione del testimone chiave, l’avvocato inglese David Mills. L’obiettivo di tante manovre di «inquinamento probatorio», come le ha definite il pm Fabio De Pasquale, era nascondere le offshore personali di Berlusconi, tra cui spiccano le società Century One e Universal One: due forzieri esentasse con almeno 252 milioni di dollari. Le carte fatte sparire nel 1996, e ritrovate solo nel 2003-2004, riguardano anche la società Bridgestone, intestataria di uno yacht e di una villa da 12 milioni di dollari alle Bermuda: un regalo offshore di papà Silvio alla figlia Marina Berlusconi.

Il Cavaliere, inoltre, controlla personalmente un sistema di conti alle Bahamas, che hanno ricevuto almeno 26 milioni di dollari fino al 1998, attraverso un grossista di carni di Montecarlo, trasformato in improbabile venditore di film.

Non bastasse, c’è il nero italiano. Nella sentenza definitiva del processo per le tangenti alla Guardia di finanza, chiuso nel 2001, si legge che la Fininvest aveva notevolissime «disponibilità extra-bilancio» già negli anni Ottanta: almeno 65 milioni di euro. Un patrimonio nero così quantificato dagli stessi giudici della Cassazione che in quel caso avevano assolto il Cavaliere, spiegando che i manager della Fininvest avevano davvero corrotto 12 finanzieri tra cui un generale, ma lui poteva non saperlo.

Un altro tesoro nascosto è invece attualissimo. Nel processo Mediaset il ruolo di primattore spetta a Frank Agrama, imprenditore del cinema con base a Los Angeles, condannato a tre anni. La sentenza definitiva lo bolla come un «intermediario fittizio», che incassava il nero e lo spartiva segretamente con Berlusconi. Nel solo quinquennio 1994-98, le tv del Cavaliere hanno speso 200 milioni di dollari per acquistare film della Paramount attraverso quel fortunatissimo mediatore americano. Ma al colosso di Hollywood è arrivato soltanto un dollaro su tre. Ben 55 milioni li ha trattenuti Agrama «senza svolgere alcuna attività». E altri 80 milioni di dollari sono rispuntati sui conti delle solite offshore personali di Berlusconi.

Di tutti questi fondi neri, nessuna autorità italiana è mai riuscita a sequestrare un solo centesimo. La sentenza Mediaset ha condannato Berlusconi, per effetto della ex Cirielli, 
a risarcire solo 10 milioni di euro.
 Meno di un trentaseiesimo dei profitti accumulati con la frode fiscale 
di cui è stato riconosciuto colpevole.

di Paolo Biondani
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sabato 23 novembre 2013

Forza Lavoro : Maurizio Landini, libro


“Il lavoro è decisivo per cambiare il Paese e combattere le diseguaglianze ma negli ultimi anni è stato cancellato e precarizzato.
 La sola forza della partecipazione potrà portare al miglioramento”. 

Maurizio Landini, segretario Fiom, descrive il senso del suo libro “Forza Lavoro” (Feltrinelli Editore, 135 pagine, 14 Euro) 
che affronta la crisi, i disagi sociali, il ruolo della politica e le logiche dell’economia. 

Un capitolo è dedicato al referendum di Mirafiori “che ha reso evidente il disegno di un’impresa volto a cambiare i rapporti sociali nel Paese.
 Una battaglia che andava fatta, come ha dimostrato tre anni dopo la Corte costituzionale“. 

“Non vedo a sinistra una forza politica che si fa carico dei diritti negati dei lavoratori. 
Sel ha presentato la proposta sul reddito minimo, ma il Pd sembra ancora distante da questi temi”, dice Stefano Rodotà, impegnato nella presentazione del libro con l’autore e Antonio Padellaro, direttore del Fatto Quotidiano. Landini lo ripete anche nel libro: “Non ho intenzione di candidarmi”. E Rodotà aggiunge: “Lo abbiamo detto tante volte, non vogliamo fare il partitino.

 I movimenti referendari, Libera, la Fiom, Emergency hanno vinto le loro battaglie, 
per questo io sto dalla parte di Landini che in questo momento guida 
un soggetto vincente che non deve abbandonare” .


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mercoledì 6 novembre 2013

Come Trovare Ispirazione


Come Trovare Ispirazione 

Quando abbiamo deciso di scrivere una storia, un libro o fare un’azione intelletuale, in generale, spesso non sappiamo davvero come continuare. Per una mente addestrata alla creatività, è una questione di tempo, ma che cosa succede se fai fatica a trovare l’ispirazione per attuare un progetto o un’azione? Se abbiamo necessità di ricercare uno o più momenti di ispirazione, ci sono una serie di tecniche che possiamo seguire, e tutte sono davvero facili da praticare.

L’ispirazione è ovunque, non ci resta che aprirsi ad essa attivamente, allenandoci. Quindi , ecco alcuni suggerimenti:

1 – Ascoltare e guardare con attenzione il mondo circostante. L’ispirazione può apparire in una frase, evento o immagine. Ad esempio, quando viaggi in metropolitana o in autobus, guarda le persone che viaggiano con te. Sicuramente c’è qualcuno che possa lasciarti un messaggio. E’ molto raro che questo esercizio non produca un’idea interessante. Inoltre, se non si ottiene qualcosa di buono e non succede nulla, non hai sprecato il tuo tempo perché comunque hai attivato il cervello. Per creare devi esercitare regolarmente la mente! Quando si corre per una maratona è necessario allenarsi prima, giusto? Lo stesso si applica alle conversazioni che ascoltiamo o alle immagini che visioniamo.

2 – Leggere e guardare la TV attivamente. Voglio dire, non basta leggere le parole e vedere le immagini. Cerca di anticipare l’azione. Immagina, nei vari personaggi di un film quale vorresti interpretare e forse se il film non è di tuo gradimento, crea scene che potrebbero migliorare la tua analisi: inventa il film che vorresti vedere! Sarà il tuo film.

3 – Domanda. Quali immagini visualizzi? Chi è il soggetto del quadro? Come puoi migliorare? Quando hai visto quella immagine? Perchè? E continua così, le domande hanno un potere straordinario.

4 – Rifletti. Conserva in una scatola (o sul disco fisso del tuo computer) immagini, citazioni, etc., qualsiasi cosa che cattura la tua attenzione. Quando non sai bene cosa scrivere, prendi tre cose a caso dal cassetto e cerca di collegarle. Esaminale bene, analizzale e trova i punti con i quali è possibile creare una relazione causa-effetto. In caso contrario, prendi altre tre cose a caso, poi altre tre, e così via. Non limitare l’attività del tuo cervello, cerca correlazioni! Spesso quando scrivo degli articoli come questo ad esempio, arrivo ad un punto in cui le dita non scorrono sulla tastiera e allora sai cosa faccio? Mi fermo e interrompo la redazione, occupandomi di altro. Attendo il giorno dopo e poi riprendo a mente fresca, trovando soluzioni e pensieri a me soddisfacenti!

5 – Sognare ad occhi aperti. In alcune situazioni avere la “sindrome di Peter Pan” è veramente un’ancora di salvezza. Chi sviluppa la capacità di sognare ad occhi aperti, riesce a fantasticare di più e produrre frasi interessanti, ricercare le immagini più significative, interpretare personaggi meravigliosi. Inoltre, per aumentare la fantasia tieni sempre vicino al tuo letto un quaderno con una penna. Sai perché? Perché così potrai scrivere e “catturare” i tuoi veri sogni notturni, quelli creati e espressi dal tuo inconscio. È possibile utilizzare il sistema delle domande che abbiamo visto nei punti precedenti. Inoltre, questi sogni serviranno a conoscere gli aspetti della tua personalità che certamente non erano stati considerati fino ad ora.

6 – Respirare consapevolmente e rilassarsi. Respirare col diaframma come fanno i bambini per intenderci è la migliore tecnica che puoi utilizzare per rilassarti e svuotare la mente. In questo modo puoi aiutare il tuo cervello ad ossigenarsi meglio e “cogliere” le immagini a supporto delle tue idee.

7 – Il miglior consiglio. Porta sempre con te un registratore, un notebook o qualsiasi cosa che servirà a registrare le tue idee, impressioni, ecc . Non fare come i fotografi che davanti ad un’immagine strarodinaria commentano “Ah se avessi portato la macchina fotografica!” Le idee nascono all’improvviso, senza preavviso e se non ci prepariamo a raccoglierle, vanno via da dove sono venute. E a volte quelle stesse espressioni e modalità, credimi, non tornano uguali identiche.
 A volte anche meglio però! Metti in pratica questi esercizi.
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mercoledì 19 giugno 2013

BLOG DI CIPIRI: ExpoPolis è un libro ma anche un gioco

ExpoPolis è un libro ma anche un gioco


Il grande gioco di Milano 2015 è cominciato

Sotto l'egida di Expo si sta aprendo il banchetto per la spartizione di Milano. Come in tutti i giochi alcuni attori si accaparreranno tutto, ad altre pedine non resteranno che le briciole...o no?
ExpoPolis è un libro ma anche un gioco. ExpoPolis è una comunità che si oppone alla logica speculativa e tentacolare di Expo 2015 ma anche una riflessione aperta sul presente e sul futuro di Milano. ExpoPolis è un osservatorio e al tempo stesso laboratorio di attivazione e partecipazione.
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Il Giardino dei Libri ti regala un libro


Il Giardino dei Libri ti regala un libro!


Gentile Lettore,

il Giardino dei Libri, libreria specializzata nel settore dei libri per Anima, Corpo, Mente e Spirito, ci ha inviato una notizia importantissima che siamo felice di comunicarti.

Da oggi, al 25 Giugno a mezzanotte... puoi ricevere un libro in regalo!

Ecco come funziona l'iniziativa.

Per ogni ordine che implica una spedizione, senza nessun valore minimo, potrai scegliere un regalo a scelta tra ben 50 titoli differenti.

Non devi fare altro che selezionare il tuo regalo (all'inizio oppure alla fine del tuo percorso di acquisto) e sara' a casa tua in pochi giorni con il tuo ordine!

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mercoledì 12 giugno 2013

Afghanistan, missione oppio



I segreti della guerra afghana

Mercoledì 12 giugno a Roma presentazione del libro "Afghanistan, missione oppio", di Giorgia Pietropaoli. Presente anche l'ex alto funzionario in Afghanistan, Maniccia.

Il libro della popoffiana Giorgia Pietropaoli che verrà presentato mercoledì 12 giugno (18.30) alla libreria Koob di Roma (via Luigi Poletti, 2 - zona Flaminia). Il libro della popoffiana Giorgia Pietropaoli che verrà presentato mercoledì 12 giugno (18.30) alla libreria Koob di Roma (via Luigi Poletti, 2 - zona Flaminia).


 - La produzione di oppio dell'Afghanistan è in aumento per il terzo anno consecutivo e sta raggiungendo un nuovo record. È quanto rivelato dal rapporto sui rischi legati alla produzione di oppio in Afghanistan rilasciato dall'ufficio delle Nazioni Unite contro droga e crimine (Unodc). I funzionari internazionali che operano in Afghanistan temono che dopo il 2014, quando le truppe della coalizione internazionale presenti nel Paese si ritireranno, il narcotraffico si espanda fino a trasformare l'Afghanistan in un narcostato, ovvero un Paese dove la percentuale maggiore del Pil deriva dal commercio di droga e dove lo Stato è inefficiente o compiacente verso il narcotraffico. Secondo le Nazioni Unite, nel 2011, i guadagni della vendita degli oppiacei afgani equivalevano a circa il 16% del Pil dell'Afghanistan, ma nel 2004 questa cifra è arrivata al 60%.
La produzione e il traffico di droga in Afghanistan sono aumentati da quando la guerra e iniziata, nel 2000. La missione di pace della Nato, che aveva promesso anche un contenimento e uno sradicamento di questa economia illegale, ha miseramente fallito. Molti esperti raccontano come la "missione di pace" sia in realtà una copertura per favorire la produzione di droga in Afghanistan, e come la Cia sia coinvolta in essa.
"Afghanistan, missione oppio" è un libro che racconta tutto questo e molto di più. Racconta del coinvolgimento nel conflitto delle case farmaceutiche e di come molte di esse lucrino dallo stato di guerra. E, con un finale a sorpresa, il libro in esame il coinvolgimento della Cia in traffici di droga legati a guerre in tutto il mondo, spiegando come questo sia un mezzo spesso usato dall'intelligence statunitense (e non solo) per reperire fondi. Viene analizzato, infine, il ruolo della 'Ndrangheta in questo traffico, i luoghi che la droga afghana attraversa per arrivare in Italia, per poi essere smistata nel resto del mondo.

di Franco Fracassi

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